Considerazioni sul carbonio nel suolo

Considerazioni sul carbonio nel suo

Considerazioni sul carbonio nel suolo

Autore: Valter Toccafondi

Tutti sappiamo che il Carbonio è alla base di tutti i processi riconducibili alla chimica organica e al Carbonio Organico nel suolo (SOC) ed è stato identificato come la principale riserva terrestre.

Per l’Italia facciamo riferimento al Veneto perché la Regione che presenta una serie di variabili che vanno dalla costa, alla pianura, all’area montana e prealpina.

 

Nel periodo 1996 – 2006 in questa area sono stati utilizzati dati provenienti da 543 profili di suolo (dati ARPA Veneto, Unità Operativa Suolo Castelfranco V.to TV) rappresentativi di tutti i diversi pedoambienti della Regione. La presenza del carbonio stoccato nell’humus, determinato su 317 profili che avevano la descrizione degli orizzonti organici, è risultato pari a 31.7 t/ha (media), mentre nei primi 30 cm. di suolo minerale il contenuto è pari a 57,5 t/ha, che diventano 69,4 t/ha includendo gli orizzonti organici. Nel primo metro i quantitativi aumentano fino a 88,5 e 102,6 t/ha rispettivamente. Il contributo del C nell’humus varia tra 17%, nel caso del SOC dei primi 30 cm, a 14% nel caso di SOC calcolato sul primo metro. Dall’esame delle relazioni tra SOC e diversi parametri quali quota, forme di humus, uso del suolo e tipologie di suolo, sono emerse differenze statisticamente significative.

 

Il suolo costituisce una riserva importante di carbonio organico e gioca un ruolo fondamentale nel ciclo globale del C stesso. Poiché l’emissione annuale di CO2 in atmosfera dalla decomposizione della sostanza organica degli ecosistemi terrestri ammonta a circa 50-60 Pg C (McGuire et al,. 1995), quantità che corrisponde a circa un ordine di grandezza in più rispetto alle emissioni antropiche, è evidente che anche piccoli cambiamenti nel funzionamento di questi, possono influenzare fortemente il ciclo globale del carbonio.

 

Considerando il primo metro di suolo minerale, è interessante osservare che i valori più alti si riscontano nei suoli coltivati (124,8 t/ha), mentre valori più bassi (79,1 t/ha) si osservano nei suoli poco profondi nei quali tutto il carbonio si concentra in superfice.

 

Se si tiene conto dell’humus, la situazione non cambia ovviamente per i suoli coltivati che ne sono privi, mentre i Suoli podzolici risultano essere quegli maggiormente dotati (137,1 t/ha) seguiti dai rendizina, suoli poco evoluti, (103,0 t/ha) in relazione alla buona dotazione di carbonio stoccata nell’humus.

 

I valori più alti dei suoli coltivati sono legati al fatto che i suoli agrari dell’area pedomontana veneta sono, oltre che abbondantemente concimati con concimi organici, in genere più profondi rispetto ai suoli con vegetazione naturale, e sono caratterizzati da contenuti di scheletro relativamente bassi. In altre parole, le percentuali relativamente basse di C organico, sono più che compensate dalla profondità del suolo e dalla scarsezza di elementi grossolani.

 

Le interazioni tra i diversi fattori ambientali che determinano il divenire del carbonio nel suolo sono particolarmente complesse: i diversi fattori presi singolarmente (quota, uso del suolo, tipologia di suolo, ecc.) mostrano influenze significative, ma solo la comprensione delle loro interazioni e degli effetti complessivi sulla microflora e sulla fauna del suolo, che permetterà di spiegare le differenze nel contenuto in carbonio e le probabili evoluzioni al cambiare delle condizioni.

 

L’humus, rappresentando la zona di transizione tra il suolo e la vegetazione, è un sistema alquanto complesso e poco studiato, sia da chi si occupa dei suoli sia da chi studia la vegetazione.

La quantità di C complessivamente nel suolo (humus + suolo minerale) nella montagna veneta rappresenta ben oltre il 50% del carbonio presente negli ecosistemi forestali.

Ne consegue che le informazioni sui suoli, e sui diversi meccanismi di degradazione della sostanza organica tipici dei vari pedoambienti, attualmente molto scarse, sono di primaria importanza per definire correttamente il ciclo globale del C.

Indubbiamente le variazioni del C nel suolo si realizzano in intervalli temporali più lunghi rispetto ad altri comparti, come ad esempio la vegetazione, e proprio per questo motivo sono necessari maggiori informazioni e modelli affidabili per ipotizzare realistici scenari futuri nell’ottica dei cambiamenti climatici globali.

 

Uso della materia organica sui suoli lavorati

L’uso eccessivo di apporto di materia organica (letame) sui suoli lavorati, non opportunamente “maturata” mineralizzata, dovuta all’accumulo in concimaia o in vasche di accumulo con la necessità di un rapido smaltimento difficile da gestire, può portare ad un eccessivo aggravio di problemi di natura ambientale quali:

Rilascio di metano in atmosfera

Rilascio di ammonio nell'atmosfera

Contaminazione dell'acqua

 

Un eccesso di nutrienti azotati (rispetto alla capacità di assimilazione vegetale), che si verifica soprattutto nelle aree ad alta intensità di allevamento, è responsabile della acidificazione del suolo ed è all’origine di rilasci di composti azotati nelle acque (eutrofizzazione) e di protossido d’azoto (GHG) in atmosfera.

 

Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura è la Comunicazione del novembre 2017, con cui la Commissione europea ha avviato il processo di riforma della politica agricola comune (PAC) 2021-2027

agricoltura obbiettivi della PAC

 

Garantire un reddito giusto;

Aumentare la competitività

Riequilibrare la filiera

Contrastare i cambiamenti climatici

Tutelare l’ambiente

Conservare i paesaggi e la biodiversità

Sostenere il ricambio generazionale

Rivitalizzare le are rurali

Proteggere la salute e la qualità del cibo

 

La transizione deve essere sostenuta da una PAC incentrata sul Green Deal.

La nuova PAC, mira ad aiutare gli agricoltori a migliorare le loro prestazioni ambientali e climatiche con un modello maggiormente orientato ai risultati:

  • Un uso migliori dei dati e delle analisi;

  • Un miglioramento delle norme ambientali obbligatorie;

  • Nuove misure volontarie;

  • Una maggiore attenzione agli investimenti nelle tecnologie e nelle pratiche verdi e digitali.

 

Ricerca, innovazione, tecnologia e investimenti

Una missione nel settore della salute del suolo e dell’alimentazione dovrà mirare+ a sviluppare soluzioni per ripristinare la salute del suolo e le sue funzioni. Le nuove conoscenze e innovazioni potenzieranno inoltre gli approcci agro ecologici nella produzione primaria attraverso un parternariato specifico in ambito agro ecologico.

 

Ecosistema

Credo di essere stato uno dei primi studenti universitari ad essere venuto in contatto con l’ecologia, il corso di laurea era in “Ecologia vegetale” e l’Università di Scienze Agrarie e Forestali di Firenze gestiva un’azienda sperimentale vicino Vallombrosa.

Fui molto colpito da una prova pratica: ad ogni gruppo fu assegnata un’area, un metro e del filo.

Dovevamo delimitare con il filo aree a partire da una dimensione di dieci cm per dieci cm; poi un’area di un metro per un metro e infine un’area di dieci metri per dieci metri.

Nella prima area, la più piccola, contammo le piantine e le schedammo; contammo poi i vari insetti e piccoli animaletti presenti tra cui formiche, ragni, un grillo.

Nella seconda area quella di un metro per un metro, ci rendemmo subito conto che era impossibile procedere ad un esame dettagliato come nella prima, perché era più grande; in poche parole era cambiata la dimensione.

Nella terza area di dieci metri per dieci metri, era impossibile procedere con una analisi dettagliata di ciò che era presente. Capimmo che dovevamo cambiare metodologia di indagine, prendendo come riferimento l’area più piccola estendendola a tutta la terza area ed inserendo quegli elementi di differenziazione che la caratterizzavano quali un albero ed un arbusto. Non eravamo però di fronte ad un rilievo particolareggiato ma eravamo di fronte ad un risultato statico integrato.

Tutto questo per spiegare che ogni elemento studiato era un ecosistema a sé stante, di diversa dimensione e con diverse caratteristiche nonostante che ciascuno fosse ricompreso nell’altro a partire dal più piccolo per arrivare al più grande.

Quando parliamo di ecosistema dovremmo anche parlare di spazio e di tempo: spazio perché cambiando tipo di suolo, altitudine, esposizione e latitudine e periodo dell’anno, può portare a notevoli cambiamenti nell’ecosistema preso in considerazione.

 

Le funzioni del suolo e i servizi ecosistematici, le minacce e i fattori di degrado

La valutazione di Impatto Ambientale, valuta effetti significativi, diretti e indiretti, di un piano, di un programma o di un progetto, sui seguenti fattori:

  • Popolazione e salute umana;

  • Biodiversità, con particolare attenzione alle specie e agli abitat protetti in virtù della direttiva 92/43/CEE e della direttiva 2009/147/CE;

  • Territorio, SUOLO, acqua, aria e clima;

  • Beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio;

  • Interazione tra i fattori sopra elencati.

 

DPR 120/17 art. 2, comma 1, lettera b)

“suolo”: strato superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie. Il suolo è costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi comprese le matrici materiali di riporto ai sensi dell’articolo 3, comma 1 del Decreto Legge 25 gennaio 2012, n. 2 convertito, con modificazioni, dalla Legge xxx

 

D. Lgs 152/06 (D.Lgs 4 marzo 2014, n. 46) (parte seconda, Tit-I, art. 5, comma 1, lettera v-quater)

“suolo” lo stato più superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie. Il suolo è costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi.

 

LR 24/2017 (Emilia Romagna) art. 1, comma 2, lettera a)

“bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici, anche in funzione della prevenzione e della mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico e delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici”.

 

Monitoraggio del SOC nei suoli

  1. I suoli sono corpi naturali complessi e variabili nello spazio e nel tempo;

  2. Gli indicatori da monitorare dipendono dagli obiettivi che si prefigge il monitoraggio stesso;

  3. Il campionamento e le analisi devono raccontare la complessità/diversità dei suoli

 

Indicatori sono:

  • SOC

  • QBs – anellidi

  • Stabilità strutturale

  • ECe

  • pH

  • Metalli pesanti

  • ……..

 

L’effetto delle Pratiche Gestionali passando da una AGRICOLTURA CONVENZIONALE a una AGRICOLTURA CONSERVATIVA sono:

  • Minore uso di mezzi meccanici con abbattimento dei costi;

  • Mantenimento dei livelli produttivi

  • Accumulo di CO con maggiore fertilità dei suoli;

  • Minore infestazione da malerbe e malattie;

  • Minore erosione;

  • Maggiore biodiversità edafica;

  • Minore aggressività verso tutto ciò che ci circonda.

 

Il GREEN DEAL Europeo illustra le modalità per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 definendo una nuova strategia di crescita sostenibile e inclusiva per stimolare l’economia, migliorare la salute e la qualità della vita delle persone, prendendosi cura della natura e non lasciare indietro nessuno (transizione giusta).

Nell’ambito del Green Deal europeo, a fine maggio 2020, la Commissione ha reso pubbliche due importanti strategie che rendono operativi alcuni dei principali obiettivi legatiai sistemi alimentari, alla sostenibilità dell’agricoltura e alla conservazione delle risorse naturali.

  • La strategia dal Produttore al Consumatore (A Farm to Fork strategy, for a fair, healthy and environmentally-friendly food system).

  • La strategia sulle Biodiversità per il 2030 (EU Biodiversity stratategy for 2030).

 

 

Il risanamento della natura è fondamentale per il benessere fisico e mentale e può contribuire a combattere i cambiamenti climatici e l’insorgere di malattie. Si inserisce al centro della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e fa parte di un modello di ripresa europea che restituisca al pianeta più di quanto prende”

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

 

Nuova strategia sulla biodiversità obiettivo al 2030, che rappresenta un grande pilastro del GREEN DEAL Europeo, attraverso un’agricoltura biologica, che:

  • sviluppi gli elementi caratteristici di un’elevata biodiversità sui terreni agricoli;

  • arresti e inverta il declino degli impollinatori;

  • riduca l’uso e la nocività dei pesticidi del 50% entro la data del 2030;

  • ripristini almeno 25.000 Km di fiumi a scorrimento libero nell’UE;

  • messa a dimora di almeno 3 miliardi di alberi sempre entro il 2030.

 

Per il “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente ha pubblicato con l’Edizione 2020 il Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, la settima dedicata a questi temi, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, che continuano a causare la perdita di una risorsa fondamentale, il suolo, con le sue funzioni e i relativi servizi ecosistemici. Il Rapporto analizza l’evoluzione del territorio e del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro di analisi delle dinamiche delle aree urbane, agricole e naturali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo, della crescita urbana e delle trasformazioni del paesaggio, fornendo valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, con particolare attenzione alle funzioni naturali perdute o minacciate. I dati aggiornati, prodotti a scala nazionale, regionale e comunale, sono in grado di rappresentare anche le singole trasformazioni individuate con una grana di estremo dettaglio, grazie all’impegno del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che vede l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio.”

“…… La conformazione territoriale del nostro paese, considerate le sue peculiarità geologiche, morfologiche e idrografiche, così come la sua biodiversità, la capacità di sopportare una produzione agricola di qualità, il paesaggio e gli aspetti storici, sociali e culturali, rendono la tutela del suolo una chiave fondamentale per la sostenibilità del nostro territorio …..”

La gestione sostenibile del suolo nelle aree a pericolosità idraulica, da frana e sismica.

 

Dal RAPPORTO ISPRA 2018, emerge che in Italia le aree suddivise per pericolosità di rischio frana e idraulica sono le seguenti:

 

Pericolosità frana tot. = 19,9%

Pericolosità idraulica tot. = 23,4%

 

Pericolosità frana (P4+P3) = 8,4%

Pericolosità idraulica (P3+P2) = 12,5%

 

Popolazione (R4+R3) = 7.465.334 (12,6%)

 

Industrie e servizi (R4+R3) = 679.202 (14,1%)

 

Beni culturali (R4+R3) = 42.849 (21,1%)

 

Edifici (R4+R3) = 1.902.301 (13,1%)

 

 

Il Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia 2018 evidenzia i seguenti elementi:

(* % differenza al totale Italia)

 

Elementi Rischio frane Rischio alluvioni

 

Popolazione 1.281.970 6.183.364

2,2% * 10,4%*

 

Industrie e servizi 82.948 596.254

1,7%* 12,4*

 

Beni culturali 11.7121 31.137

5,8%* 15,3*

 

Uffici 550.723 1.351.576

3,8%* 9,3%*

 

Famiglie 583.034 2.648.499

2,2%* 10,8%*

 

Comuni frane + alluvioni 7.275

91,1%

 

Su una superficie nazionale di 302.066 KMq, il 16,6% è inserito nelle classi a maggiore pericolosità

(50.117 KMq)

La Pandemia e i diversi lock-down hanno rivelato quanto il nostro sistema sia esposto a rischi, dando avvio ad una delle più gravi crisi economiche in quasi un secolo. Ora, è stato messo a disposizione molto denaro per ripartire e i governi dovranno impegnarsi per dare avvio ad una nuova epoca di sviluppo, dove l’economia circolare giocherà un ruolo fondamentale.

l nostro continente dovrà divenire più resiliente, più verde e più digitale. Al centro di questa trasformazione, ci sarà il Green Deal europeo e la doppia transizione verso la digitalizzazione e la decarbonizzazione

 

Agricoltura: un settore su cui puntare nel prossimo futuro

Se questa è la rotta, in quali ambiti è preferibile investire? La Fondazione Ellen MacArthur ha individuato 5 settori chiave su cui puntare nel prossimo futuro:

  • edilizia e costruzioni

  • imballaggi in plastica

  • mobilità

  • tessile e moda

  • agricoltura e produzione di cibo.

Questi 5 settori sono considerati “strategici” per la loro capacità di:

  • generare soluzioni alle sfide fondamentali create dalla pandemia (ad esempio aumentando la resilienza e consentendo l’accesso a beni vitali)

  • soddisfare le priorità governative per la ripresa economica (ad esempio stimolare l’innovazione, creare posti di lavoro, raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti dalle Nazioni Unite e gli obiettivi climatici)

  • offrire un potenziale di crescita per l’economia circolare (guidato, ad esempio, da innovazione, politiche e preferenze dei clienti)

  • contribuire a ridurre il rischio di shock futuri (ad esempio quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità).

  • n quest’articolo si vogliamo occupare di agricoltura, che insieme all’alimentazione sostenibile è tra le sfide che dobbiamo affrontare.

  • Non dobbiamo dimenticare che la sola produzione di carne è responsabile di quasi un quinto delle emissioni di gas serra, l’area occupata dai pascoli è pari al 26% della superficie terrestre del Pianeta non coperta da ghiacci, la produzione di foraggio rappresenta un terzo del terreno coltivabile complessivo, tutto questo si concretizza in un forte impatto sull’ambiente.

  • Il settore agro-alimentare è ad una svolta, la filiera agroalimentare, nel suo complesso, è responsabile del 10,3% delle emissioni di gas ad effetto serra, oltre che della perdita di suolo, acqua e biodiversità. Nonostante in Europa, questo comparto abbia già standard di qualità elevati ma ora gli agricoltori, pescatori e gli altri attori della filiera si devono muovere più celermente nella direzione della sostenibilità.

Agricoltura e cambiamenti climatici

Un altro importante fattore da tenere in considerazione, quando si parla di agricoltura del futuro, è il cambiamento climatico, che influenzerà il settore, in Europa e non solo, alterando le condizioni di crescita delle colture regionali e l’incidenza dei parassiti.

Secondo il report dell’Agenzia Europea per l’ambiente “ Global climate change impacts and the supply of agricultural commodities to Europe “, sebbene la produzione agricola globale non dovrebbe diminuire prima del 2050, le zone di coltivazione e produzione cambieranno, i rendimenti annuali diventeranno più variabili e aumenterà la variabilità dei prezzi delle materie prime agricole. Ciò influenzerà i modelli di coltivazione, il commercio internazionale e i mercati regionali.

Quasi un quarto del cibo per il consumo umano è scambiato sui mercati internazionali anche se questa proporzione varia ampiamente a seconda della merce: per riso, burro e maiale è inferiore al 10%, per soia, oli vegetali, pesce e zucchero supera il 30%, per mais, manzo e frumento rispettivamente il 12%, 15% e 24%. Si prevede che queste proporzioni rimarranno stabili per il prossimo decennio ma aumenteranno leggermente entro la metà del secolo a causa dei cambiamenti climatici.

L’Europa è un importante esportatore di alimenti trasformati e prodotti lattiero-caseari ed è per lo più autosufficiente per quanto riguarda i cereali (grano, orzo) e verdure; quindi non si prevedono problemi per gli impatti dei cambiamenti climatici che si verificano fuori del continente, mentre, il nostro continente dipende molto dalle importazioni di prodotti per l’alimentazione e la lavorazione animale (soia e mais), prodotti coltivati in regioni tropicali (cacao, caffè, banane) e prodotti per la trasformazione secondaria (olio di palma, barbabietola e zucchero di canna). È probabile che le forniture di fave di cacao, olio di palma e frutta esotica siano messe particolarmente i crisi poiché queste materie prime sono altamente esposte ai fattori legati al clima e i loro fornitori sono concentrati in alcuni paesi. Tutto questo rende l’Europa vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici che si verificano altrove.

L’Agenzia propone alcune soluzioni per affrontare questa situazione come l’apertura del commercio con più paesi, con un’attenzione alla protezione ambientale nelle loro politiche agricole e la diversificazione delle importazioni potrebbe ridurre il rischio di interruzioni dell’approvvigionamento. Ma si tratta di un’azione che non è applicabile a tutte le merci e che si basa sull’azione privata piuttosto che sulla politica pubblica. Quest’ultima può aiutare nel compito di evitare i rischi di approvvigionamento, riducendo del tutto la domanda di prodotti ‘vulnerabili’, elemento da introdurre soprattutto per i prodotti sottoposti a elevate pressioni ambientali.

L’Europa deve dare maggiore sostegno all’adattamento e alla mitigazione ai cambiamenti climatici, anche in chiave internazionale, in particolare con il rafforzamento delle capacità di adattamento nei paesi produttori, come annunciato nel progetto della Commissione europea della prossima strategia di adattamento dell’UE.

L’Europa vuole superare le criticità ambientali e climatiche, garantendo una filiera più equa e meno impattante nei prossimi anni.

Nel documento della Commissione “ From farm to fork” sono indicati con chiarezza le maggiori criticità da affrontare:

  • l’uso dei pesticidi chimici

  • l’eccesso di nutrienti (in particolare azoto e fosforo)

  • la salute degli animali e la resistenza antimicrobica

  • la salute delle piante e la sicurezza e diversità delle sementi

  • gli sprechi alimentari

  • le frodi alimentari

  • il sistema di informazione ai cittadini (etichettature alimentari)

La Commissione, nella sua strategia, fornisce anche qualche spunto per cambiare rotta e propone nuovi modelli di business verde, quali:

  • sequestrare il carbonio da parte di agricoltori e selvicoltori

  • implementare la bioeconomia circolare, con l’implementazione delle bioraffinerie avanzate che producono i biofertilizzanti, mangimi proteici, bionergia e sostanze biochimiche

  • costruire i digestori anaerobici per la produzione di biogas da rifiuti e da residui agricoli come il letame

  • installare i pannelli solari su casolari e capannoni per produrre energia rinnovabile

  • aumentare l’agricoltura biologica e stimolare la domanda e offerta di prodotti bio

  • incentivare la produzione ittica sostenibile con un impatto minore rispetto alla produzione animale su terra ferma

  • sostenere il settore della produzione di alghe che costituisce un’importante fonte di proteine alternative

  • progettare imballaggi sostenibili, riutilizzabili, facilmente riciclabili e sicuri dal punto di vista alimentare.

  • Per comprendere a pieno come si concretizzerà tutto questo, dovremo aspettare il 2023, quando la Commissione Europea presenterà la proposta legislativa per un sistema alimentare sostenibile, a quel punto verrà avviato l’iter di approvazione della direttiva, che, una volta diventata tale, dovrà ricevere il consenso, attraverso il recepimento, anche dei Parlamenti nazionali.

  • Ci vorrà del tempo e sarà necessario anche armonizzare la Politica Agricola Comune (Pac) e la Politica Comune della Pesca (Pcp), che rimarranno comunque gli strumenti chiave per sostenere questa transizione ecologica.

Non dobbiamo farci cogliere impreparati per cogliere questa grande opportunità, attraverso la bioeconomia circolare, con l’implementazione delle bioraffinerie avanzate che producono i biofertilizzanti, mangimi proteici, bionergia e sostanze biochimiche.

In agricoltura, nel settore degli allevamenti bovini e suini dovremmo arrivare alla realizzazione di una bioeconomia circolare dove i prodotti di scarto possono diventare una fonte di reddito. Purtroppo nella nostra realtà purtroppo non abbiamo allevamenti grandi come in altre parti d’Europa. Sarebbe importante raggiungere in Italia impianti da 1-3MWe impianti biogas: tenuto conto della dimensione delle nostre stalle con capienza di 400 animali che producono circa 6400 Tpa (senza paglia), e che questo produce solo 150-160kWe, per raggiungere tale obiettivo i nostri allevatori dovrebbero unirsi in consorzio conferendo i liquami all’impianto per il trattamento. Tenuto conto che per realizzare un impianto da 2 MWe occorrono circa 10/12 allevatori; da qui

la necessità di costituire un consorzio.

 

I prodotti finali dell'impianto biogas della WS&B

Bio-raffinazione di letame, biomasse residuali da lavorazioni in genere e insilato d'erba secondo raccolto.

Nell'impianto di biogas più avanzato della WS&B, l'output produrrà questi prodotti finali:

Gas bio-metano per la fornitura di gas locale alle famiglie e / o all'industria

Gas CO2 con certificati da utilizzare in serra o nell'industria alimentare

Solfato di ammonio come fertilizzante

Pellet come fertilizzante o come pellet energetico

Acqua pulita

 

Ad eccezione dell'acqua pulita, tutti i prodotti possono essere commercializzati per generare entrate per l'impianto di biogas.


Carbonio nel suolo

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