Peccato - Errore da correggere

Peccato - Errore da correggere

CHE "PECCATO"...

Autore: Cosimo Mercuri

"E, siccome continuavano a rimanere lì e ad interrogarlo, (Gesù) elevatosi disse loro: Chi di voi è innocente (anamartêtos, non ha mai sbagliato o pensa di non sbagliare), getti per primo la pietra su di lei" (Giovanni 8:7)

 

La legge biblica ebraica "puniva" con la lapidazione le seguenti trasgressioni: culto di altre divinità (Deuteronomio 17:2-7), incitamento all'idolatria (13:7-11), sacrificio di bambini a Moloch (Levitico 20:2-5), profetizzare in nome di un altro dio (Deuteronomio 13:2-6), divinazione spiritistica (Levitico 20:27), bestemmia (Levitico 24:15,16), infrazione del sabato (Numeri 15:32-36), omicidio tramite un bue (Esodo 21:28-32), ADULTERIO (Deuteronomio 22:22,23), insubordinazione ai genitori (Deuteronomio 21:18-21). Secondo Giosuè 7:25, la violazione dell'ḥérem era anche punita con la lapidazione. Dato che la Palestina è una terra sassosa, il linciaggio tramite lapidazione era espressione comune della rabbia popolare (1 Samuele 30:6; 1 Re 12:18). Questo appare diverse volte nel "nuovo testamento".

 

La lapidazione avveniva fuori dal campo, nell'epoca nomade, o della città più tardi (Levitico 24:14; Numeri 15:35; 1 Re 21:10). I testimoni erano tenuti a scagliare per primi la pietra (Deuteronomio 17:7; cfr. Giovanni 8:7).

 

Nel verso 7 di Giovanni 8 vediamo gli avversari di Gesù che lo "interrogavano, insistevano"; due verbi all'imperfetto indicativo, un tempo verbale questo che dice il protrarsi di una simile, insistente e persistente chiusura, sostanzialmente invincibile per presa di posizione. Gesù pertanto, richiamandosi in qualche modo all'accusa mossa loro in 7:19, quella della loro incapacità di osservare la Legge, ora li sfida proprio su questa loro incapacità, ribaltando l'accusa mossa all'adultera su di loro: "Chi di voi è innocente (anamartêtos, non ha mai sbagliato o pensa di non sbagliare), getti per primo la pietra su di lei".

Anamartêtos, che letteralmente significa infallibile, innocente, immune da colpa, irreprensibile, qualcuno che non ha mai sbagliato e che non può sbagliare. Giovanni, a modo suo, sta qui riproponendo l'accusa di Paolo al giudaismo, che si riteneva giusto e santo (Isaia 65:5), perché possessore della Torah: " Perciò, o uomo (anthrôpos, essere umano), chiunque tu sia che giudichi (selezioni, pronunci un'opinione riguardo il giusto e lo sbagliato, disputi, eserciti il dominio), sei inescusabile (anapologêtos, senza difesa, senza "apologia", "separato dal "logos") perché in quel che giudichi l'altro, condanni te stesso, poiché tu che giudichi fai le medesime cose (le stesse prassi)" (Romani 2:1).

 

Anche Giacomo dirà: "Uno solo è Colui che stabilisce leggi e giudica (l'arbitro, Colui che amministra la giustizia), Colui che ha la forza di salvare (di liberare, di guarire) e di distruggere (perdere, danneggiare, sterminare, uccidere); ma tu chi sei che giudichi il vicino?" (4:12)

 

I due verbi (in Giacomo) "chi dice male" e "chi giudica" (presente participio) indicano le caratteristiche di coloro che Giacomo sta tentando di descrivere, si riferisce a chi è abituato a dire male e a giudicare.

 

La logica di Giacomo è che non possiamo parlare male della legge e giudicarla parlando male del fratello o giudicando il fratello perché uno solo è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere! Se lo facciamo, stiamo usurpando questo il ruolo e l’autorità di Dio.
L'accento è posto sul fatto che colui che è il legislatore è l'unico che può essere il giudice assoluto. Dio solo ha il diritto di giudicare!
"Uno" (ehis) secondo alcuni studiosi in questa parola riecheggia la dichiarazione di fede nell'ebraismo come leggiamo in Deuteronomio 6:4: "Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE" (Deuteronomio 32:39; 1 Samuele 2:6). 

L'uso di "uno" elimina ogni motivo di scusa o pretesto di coloro che sparlano o giudicano gli altri.

 

"Legislatore" (nomothetēs) si riferisce che Dio è il legislatore (Esodo 24:12; Salmo 24:8, 12; 26:11, 83:7; 118:53, 102, 104; Geremia 9:13; Ebrei 7:11; 8:6).
"Legislatore" indica che Dio è Colui che stabilisce la legge, ciò che è giusto, Colui che ha dato la legge, che è al di sopra della legge e solo Lui ha il diritto  di modificarla o annullarla.
Tutte le leggi umane hanno le loro radici in questa legge divina. Thomas Marshall, un tempo vice-presidente degli Stati Uniti, un avvocato eccezionale, ha espresso disgusto per le centinaia di migliaia di leggi sui libri di statuto e osservò: "Se fosse per me, vorrei cancellare tutti i libri e ricominciare tutto da capo con le Dieci Parole (Decalogo)"., 
Dio è anche "Giudice" (kritēs). Dietro la legge c’è il Dio santo, noi dobbiamo considerare questo, affinché possiamo essere umili e sottomessi! Che il legislatore sia anche giudice è evidente nell’Antico Testamento, per esempio in Isaia 33:22: "Poiché il SIGNORE è il nostro giudice (Colui che condanna, difende, discute, rivendica, emana decreti e sentenze), il SIGNORE è il nostro legislatore (Colui che decreta, che scrive e riscrive leggi, ci da tracce da seguire), il SIGNORE è il nostro re (Colui che regna e governa e su di noi), egli è colui che ci salva (ci libera, ci soccorre, ci porta al sicuro, ci da la vittoria)"
Dio non solo è Colui che diede la legge, ma anche che giudica in base a essa ed è il solo che lo può fare. Poiché noi esseri umani non siamo legislatori, come possiamo farci da giudici? Dal momento che non siamo l’uno (legislatore) non possiamo essere l’altro (giudice).

 

D'altro canto è anche vero che "lo spirituale (pneumatikos) esamina (anakrinô) ogni cosa ed egli stesso non è giudicato (anakrinô) da nessuno" (1 Corinzi 2:15)

 

Qui si parla di colui che è in grado di "intelligere", di comprendere, esaminare, valutare "dentro"  e "attraverso".

In grado di scegliere, discernere, da ciò che è fusikôs (fisico, naturale, istintivo), sarkikos (carnale, umano, materiale), psuchikos (psichico, "animale") e pneumatikos (tutto ciò che è spirituale ed appartiene allo spirito e alla sfera spirituale). E' colui che ha la nous (la mente) di Cristo!

 

Ma ritorniamo al concetto di "peccato"...

Nell’originale greco è utilizzato il termine "hamartia", il cui significato è completamente diverso dall’accezione di “peccato” che abbiamo assorbito fin da bambini e vuol dire "mancare il bersaglio" (tirando con l’arco), "prendere una strada sbagliata", "essere nell'errore".

Alla luce di tutto questo possiamo dire che il "peccato" non è una "multa" da espiare ma è un "errore" che si può correggere.

E tirando con l’arco fallisco il bersaglio, non devo fare "penitenza", devo solamente "tirare un'altra freccia", ho un'altra opportunità, l'opportunità di "correggere il tiro"!

Peccato non fare centro

"Così dice l'Eterno: Se uno cade (fallisce), non si rialza? Se uno si svia (volta le spalle, non ritorna (non ha la possibilità di essere restaurato e ripristinato)?" (Geremia 8:4)

 

Proprio secondo gli insegnamenti biblici per correggere una "hamartia" non serve  una "penitenza" bensì una "metànoia", cioè "un nuovo modo di vedere" che permette di superare l’errore stesso e la causa originale che lo ha reso possibile.

 

Così definisce "hamartia" un dizionario: "Hamartia è una parola usata soprattutto nella poetica, dove di solito viene tradotto come un errore o un errore di giudizio. Nelle discussioni moderne della tragedia, la hamartia è stata spesso descritta come un "difetto tragico" di un eroe. La parola hamartia è radicata nella nozione di mancanza del segno e copre un ampio spettro che include errori ignoranti, sbagliati o accidentali, così come deliberata iniquità, errore o peccato. Il termine è meglio capito in modo più ampio come una descrizione dell'elemento in una tragedia o un carattere tragico che lo rende tragico. Questa forma di disegnare l'emozione da parte del pubblico è un elemento fondamentale delle tragedie greche. Nella tragedia greca, le storie che contengono un personaggio con un hamartia spesso seguono un progetto simile. L'hamartia, come affermato, è visto come un errore di giudizio o un errore non accennato si applica alle azioni dell'eroe. Ad esempio, l'eroe potrebbe tentare di raggiungere un certo obiettivo X; Facendo un errore nel giudizio, tuttavia, l'eroe invece ottiene l'opposto di X, con conseguenze disastrose"

 

Quindi, traducendo correttamente Giovanni 8:11, vediamo cosa Gesù dice alla donna adultera (e a ognuno di noi): "Vai (procedi) e non continuare a 'mancare il bersaglio' (non continuare a mancare la tua parte, non continuare ad errare, a sbagliare e a smarrire la strada)".

 

Il v.11 si chiude con l'esortazione a riprendere e a proseguire quel cammino di rigenerazione che è iniziato con l'incontro con Gesù.

Ne consegue l'esortazione "non peccare più" che nostro normale intendere  significa non commettere dei peccati, cioè non commettere delle violazioni a dei divieti sacri.

Ma l'espressione in questione va ben oltre a questa visione riduttiva. Infatti il verbo hamartanô in prima battuta non significa peccare, bensì deviare, sbagliare strada, allontanarsi dalla verità, non raggiungere l'obiettivo, fallire; quindi, in seconda battuta, anche peccare, il cui significato però va compreso all'interno di quei significati da cui deriva. Di conseguenza l'invito di Gesù "a non peccare" non è un invito a non violare più la Legge mosaica, bensì a prendere atto come essa, la donna, dall'incontro avuto con Gesù sia stata generata a nuova vita e collocata in novità di vita, da cui deve guardarsi dal deviare e dall'abbandonarla, non tanto perché qualcuno la potrebbe condannare nuovamente, ma perché "abbandonare questa nuova vita" contiene già in sé il senso del fallire quell'obiettivo ultimo verso cui si è incamminati.

 

Concludo con il verso del Salmo 51:5 (il salmo di David): "Sono stato formato (e portato alla luce) nell'iniquità, nel peccato (חֵטא ‎ chêṭ‘, da חָטָא châṭâ') mia madre mi ha concepito".

 

"Peccato" che in questo caso è חָטָא châṭâ' appunto "mancare, perdere la strada, sbagliare, rinunciare, mancare la meta, mancare il bersaglio, allontanarsi dalla strada"...

 

Per cui chi di noi è senza "peccato" scagli per primo la pietra... 

 

"Tutti hanno 'peccato' (hamartanô) e sono privi e mancanti della magnificenza e della grazia di Dio" (Romani 3:23)

 

Ma per tutti noi c'è sempre una possibilità di riscatto... La possibilità di "correggere il tiro" e di "ritrovare la strada"!!

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